Crac da 130 milioni di società quotata: nessun colpevole tra gli amministratori
14-12-2012
Il processo per il super-fallimento di Opengate, società "fiore all'occhiello" della new-economy, finita a gambe all'aria nel 2003, con un passivo di 130 milioni di euro, si è conclusa senza colpevoli.
Il Tribunale di Varese assolto tutti e dieci gli imputati accusati di bancarotta fraudolenta, e ha lasciato a mani vuote i querelanti, settecento investitori che avevano chiesto risarcimenti per otto milioni di euro.
«Tutti assolti con formula piena o per non aver commesso il fatto o perché il fatto non sussiste – commenta l’avvocato Fabrizio Busignani, pilastro del collegio dei difensori – è stato pienamente dimostrato che non vi fu alcun comportamento contro la legge».
Nessun risarcimento, dunque, per le oltre settecento parti civili costituitesi in giudizio: l’assoluzione annulla la richiesta danni che ammontava a otto milioni di euro.
Opengate, società informatica, nacque negli anni ’90 diventando con il nuovo millennio il simbolo della new economy.
Fu la prima società quotata sul nuovo mercato di Piazza Affari: l’Italia gridò al miracolo per un titolo tecnologico che in pochi mesi bruciò milioni di euro con quotazioni passate da 200 a zero in pochi giorni. Ci credettero 42mila risparmiatori le cui speranze crollarono nel 2004 quando il Tribunale di Varese decretò il fallimento della società.
Related
